Recensione Critica

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“In questa foto Antonella Bonaffini e la Principessa Liliana De Curtis che ha fatto da madrina ad una mostra tenutasi a Roma”

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RECENSIONE CRITICA DEL DOTT. MARCO GRILLI (STORICO E CRITICO D’ARTE)

 

 

Con grande umiltà, in punta di piedi Antonella Bonaffini si presenta alla sua Città con un bagaglio carico di esperienza, professionalità e sapienza nella creazione di opere d’arte degne dei migliori Maestri d’arte a noi contemporanei. “Ad un passo da me” è la sua ultima grande fatica che le permette di indagare a fondo quella che è la sua produzione materica fatta di emozioni, sentimenti, valori: con questa mostra la Bonaffini riesce a portare avanti con significativi risultati la sua costante ricerca interiore e personale. Consapevole di sé e delle sue potenzialità ella concepisce la vita come un puzzle ove ogni esperienza contribuisce al raggiungimento del suo scopo finale: completare il puzzle della vita che, in fondo, sa non potrà mai dirsi completamente concluso, in quanto in costante evoluzione. I suoi quadri vedono rappresentazioni paesaggistiche che si interfacciano con presenze umane, spesso ritratte con gli occhi chiusi non per incapacità artistica o espressiva ma per volontà emotiva: gli occhi chiusi impediscono ai suoi protagonisti di vedere il male del Mondo, di rifuggirlo scacciandolo in quello dei sogni da dimenticare. Come in un viaggio onirico la bambina che è in Antonella percorre da sola i suoi quadri, insinuandosi all’interno di foreste scure, rischiarate da un raggio di sole: solo con gli occhi dei bambini il Mondo può apparire più bello e spensierato. Il suo animo romantico penetra il suo pennello che scorre leggiadro sulla tela dove la sua geniale intuizione prende forma, rendendo visibile l’invisibile, tangibile i sentimenti e le passioni dell’animo umano. Antonella Bonaffini si presenta a voi con profonda riconoscenza per la sua terra natale, sempre presente nei suoi ricordi così come nel suo animo gentile e generoso, felicemente espresso in ogni suo capolavoro. Onore all’arte e ai suoi rappresentanti; onore ad Antonella Bonaffini.

Gennaio 2017

Marco Grilli

(Storico e Critico d’Arte)

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RECENSIONE CRITICA DEL DOTT. MARCO GRILLI (STORICO E CRITICO D’ARTE)

Antonella Bonaffini: L’Anima Della Creazione

Antonella Bonaffini, da tempo conosciuta anche come la “pittrice del buio”, presenta le sue opere che ammalieranno, emozioneranno e sconvolgeranno tutti i visitatori che ancora non conoscono il suo genio creativo. Quello che sin da subito si riesce a percepire è lo stravolgimento della figura umana che, quasi con richiami al Modigliani, si allungano e si sfinano, creando un tangibile passo di danza dell’animo umano che si ripercuote sul corpo: infatti se osserviamo bene queste figure ci possiamo rendere conto di come l’artista decida spesso di lasciare chiusi gli occhi dei suoi protagonisti. Questa scelta non va interpretata come un’incapacità tecnica (molte figure, infatti, sono dotate di occhi belli grandi, assai espressivi ed emozionanti), né come un voler tralasciare un aspetto importante dell’essere umano: questa scelta tecnica invita, invece, alla piena contemplazione della figura che si chiude nei confronti dell’esterno a favore dell’animo umano che diventa, così, il vero protagonista della rappresentazione; l’animo umano c’è, esce allo scoperto, si manifesta anzi si mette a nudo e si rende completamente vulnerabile. Le sue creazioni lasciano tutti senza fiato per la profondità del tratto, l’armonia dei colori che si fanno anche turbolenti, quasi roteanti, a voler sottolineare ora la velocità del tratto creativo, ora il subbuglio dell’essere. Ma anche i suoi paesaggi e le sue nature morte necessitano di un’attenzione particolare che spesso viene meno davanti alle opere prive di figure umane: qui, invece, ci si può concentrare sulla forza emozionale del colore che è anch’esso espressione dell’anima dell’artista che viene immortalata, come unicum, nel preciso istante della creazione. Anche il gesto frutto di un forte espressionismo quasi impressionistico, tende a deformare i paesaggi che volgono verso quella fluidità delle forme di stampo vangoghiano, ma sempre cariche di un significato forte ed autentico. Non bisogna mai farsi ingannare di fronte all’arte così come non bisogna mai porsi di fronte ad essa con animo superficiale e disattento: l’arte è la più grande medicina dell’anima e del cuore che ci fa scoprire il nostro lato migliore in quanto la bellezza, da sempre, riesce a rendere migliori le persone e a far ritrovare loro la felicità dell’esistenza. Antonella Bonaffini è, in questo, una grande maestra che con il suo pennello delinea i contorni dell’anima rendendole il massimo degli onori: come ha detto anche Papa Francesco “la bellezza ci unisce” e citando san Giovanni Paolo II, che riprese Dostoevskij, “l’arte ci salverà”.

Agosto 2016

Marco Grilli

(Storico e Critico d’Arte)

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SCRITTO STORICO ARTISTICO DI ALBERTO D’ATANASIO ALL’ARTISTA ANTONELLA BONAFFINI

Se il termine espressionismo indica, in senso molto generale, un’arte dove prevale la deformazione di alcuni aspetti della realtà, così da accentuarne i valori emozionali ed espressivi, allora in tal senso, il termine espressionismo prende una valenza molto universale. Al pari del termine “classico”, che esprime sempre il concetto di misura e armonia, o di “barocco”, che caratterizza ogni manifestazione legata al fantasioso o all’irregolare, il termine “espressionismo” è sinonimo di deformazione. Ma nel suo specifico filosofico estetico l’espressionismo si poneva, e si pone, come antitesi all’essenza che ha motivato l’impressionismo. Se per Monet, Renoir e Pisarro il moto che permetteva la  scintilla dell’ispirazione era dall’esterno verso l’interno, natura – coscienza dell’artista, per gli artisti espressionisti , in particolar modo Vlaminck, Derain, Kirchner e le prime opere ritrattistiche di Matisse, quel moto così ineffabile e intenso era opposto, cioè dall’interno, dalla coscienza, dall’anima, verso l’esterno, ovvero il supporto dove la pittura diveniva colore, forma, segno.

E’ da qui che ha genesi il pensiero estetico  che permette di comprendere il fare arte di Antonella Bonaffini, le sue opere sono il volto, la forma, la voce, la poesia della sua anima che diviene immagine e quindi visibile tutti. Quest’artista ha una capacità particolare, molto rara negli artisti, quella di usare tinte e forme che si dipanano sul supporto, sembra quasi che l’artista abbia dovuto fermare l’ispirazione prima che il tempo se la prendesse per relegarla nell’oblio.

Nelle sue opere tutto sembra in divenire. Crono ha permesso che la clessidra si fermasse perché verità e bellezza potessero avere la meglio su discordia e inganno e la gioia potesse entrare nel palcoscenico della vita. In ogni sua opera si esplicita palesemente la parafrasi del quadro di Agnolo Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere, collocabile nella produzione ante il 1550. Ogni sua opera è sintesi di un concetto che è più poetico che figurativo, Perché  ciò che, in effetti, muove lo spirito artistico della Bonaffini, non è soltanto quello del pittore ma anche quello del poeta.

La poesia è un altro aspetto fondamentale per avere percezione del pensiero Estetico di quest’artista.

Nelle sue liriche ci sono descritte in poesia le immagini che poi compone su tela. E’ soffio, è incanto del verbo che diviene colore, immagine, figura. E’ qui che appare poetico il suo armonizzare i colori, la sua pennellata a tratti sfuggente, in altri corposa quasi che il pensiero divenuto colore voglia per mano dell’artista urlare la sua presenza o cantare la sua compagnia. Come un esploratore che usa per orientarsi invece che bussola e sestante, il pennello e la penna, il suo stile e la cifra non sempre appare omogenea ed è in questo l’incanto di una donna che nel suo femminile si trova in un incanto che a lei appare sacro e quindi ogni volta contempla la novità dell’esplorazione e della scoperta. D’altra parte anche in Matisse o Derainè evidente lo stesso particolare. Antonella Bonaffini è come quei clown che lei stessa ritrae, un clown che riesce a stupire e ricolma l’animo di bellezza dopo le immagini impresse dagli acrobati e dalle fiere domate. In alcune sue opere, in particolare nei volti, che ricordano quelli di Amedeo Modigliani il quale si suggestionò dello stesso cosmo manierista, si riscopre nei toni e nella composizione la parafrasi di un brano di Emily Dickinson, il n°249 della numerazione Johnson, soprattutto in questo passaggio: “Futili – i venti – Per un Cuore in porto – Via il Compasso – Via la Mappa! Vogare nell’Eden – Ah, il Mare!”

Giugno 2015

Alberto D’Atanasio

Docente MIUR dell’Arte ed Estetica dei Linguaggi Visivi

Accademia Santa Giulia di Brescia

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LA RECENSIONE CRITICA DELLA DOTT.SSA FEDERICA PASINI, STORICO E CRITICO D’ARTE, ALL’ARTISTA CONOSCIUTA COME “LA PITTRICE DEL BUIO” ANTONELLA BONAFFINI

ANTONELLA BONAFFINI

Foto Anto

LA PITTURA SI FA MITO

Nel 2007 con il dramma della perdita del padre, Antonella Bonaffini capì immediatamente che per lei il percorso sarebbe diventato estenuante, periglioso, ma si cimentò nei colori e nella vita, aggrappandosi alla pittura e misurandosi con quella follia che vide sempre come una montagna sul punto di franarle accanto: “O arte non venirmi addosso, sei come una montagna pesante, mi schiacci come un moscerino”.

“Ma che dolore sale le mie braccia, reggenti il grave fascio di me”.

Ricordando Alda Merini ci si trova subito a sentire Antonella Bonaffini come sorella della poetessa, situazioni differenti le loro ma unite dal soffio dell’arte.

L’aver vissuto un grande dolore e quindi l’averlo nel tempo elaborato, ha sviscerato la creatività dell’artista, dapprincipio con rabbia, allora troviamo l’utilizzo di colori scuri, forgiati con la grazia minuziosa della pazienza, di una rinascita tipica della donna, che con il tempo è riuscita ad utilizzare quello stesso dolore per forgiare un tema. La donna sempre al centro delle opere che presagiscono una vita di introspezione,con quelle mani graziose ed esili,quasi fossero un dono di Dio, preannunciante sapienti e costanti evoluzioni.

I grandi maestri ai quale si avvicina  Bonaffini sono Gauguin e il colorato e decorativo Matisse.

L’insegnamento di Gauguin sul piano della forma, giunge a spezzare le promesse pittoriche, rifiutando l’analisi delle sensazioni luminose e cromatiche; nei nuovi lavori Gauguin non si preoccupa solo del linguaggio ma si precisa nel tecnico, nella stessa pennellata lunga e in qualche modo già aperta all’astrazione.

Osservando intensamente le opere dell’artista, la troviamo ad andare al di là della tela, ispirandosi totalmente all’arte/vita. Gauguin descrivendo le sue opere sembra parlare della nostra artista: la sintesi delle forme e dei colori derivata dal solo elemento della Donna, per Antonella, riprende colori sfavillanti di interni affollati di nuances e schiocchi di frusta che si avviluppano nel suo operato, rendendo l’opera gioiosa, fantasiosa ma soprattutto aprendosi a quella felicità che finalmente Antonella Bonaffini riesce a raggiungere, grazie alla lunga, introspettiva, elaborazione dell’aberrante lutto.

La personificazione maschile dell’inconscio della donna ‘l’animus’ presenta aspetti positivi e negativi; frequentemente assume la forma ricolma e intima di convinzione ” sacra”. Sappiamo che il contatto con il mondo in cui risiedono le Essenze ci fa conoscere qualcosa che va al di là del normale ascolto degli esseri umani e ci ricolma di un sentimento di espansione e di grandezza. L’atteggiamento ottimale per esperire l’inconscio profondo non é di eccessiva né di troppa modesta fascinazione, non è di smodata meraviglia né di eccessivo cinismo. Jung chiamava “l’obbligo morale” di esternare ed esprimere quanto si è appreso nella discesa o nell’ascesa al Sé selvaggio”.

Questo “obbligo morale” significa vivere quel che percepiamo, che sia ritrovato nei campi elisi psichici piuttosto che sulle isole morte, nei deserti di ossa della psiche, la superficie della montagna, lo scoglio nel mare, il lussureggiante mondo sotterraneo, e nell'”Es” della nostra artista, vissuto e inglobato con la saggezza del misticismo della conoscenza che è consapevole anche del fatto che “La Que Sabe” soffia su di noi cambiandoci. Il nostro lavoro sta nel mostrare, che proprio su di noi ha soffiato, esprimendo nel mondo di sopra che si è ricevuto dai sogni e dai viaggi di ogni sorta, inglobato nell’Essenza di Noi.

La Loba sta in parallelo ai miti in cui i morti sono riportati in vita, nel mito egizio, Iside compie questo servizio per il mito Osiride che ogni notte viene smembrato dal cattivo fratello Seth. Iside lavora tutte le notti, dall’imbrunire all’alba, per rimettere insieme i pezzi del fratello prima del mattino, altrimenti il sole non sorgerà. Cristo resuscitò Lazzaro, morto da tanto tempo.

Dei fattori inconsci della psiche non ci si accorge all’inizio ma percependoli nel mondo esterno, poiché proiettati sulla natura inanimata. Di conseguenza l’uomo vede le qualità e le caratteristiche umane come se apparissero agli oggetti inanimati.

Negli antichi miti dimenticati di un popolo troviamo resti di modi di pensare arcaici e primitivi che nel mondo occidentale sono stati largamente sostituiti dalle culture più sviluppate. Ma non per questo sono stati estinti o hanno perduto il loro significato, come dimostrato dal fatto che oggi riappaiono dall’inconscio in sogni e fantasie, le stesse che vive la nostra artista quotidianamente, e con le quali, in travagliato silenzio lotta continuamente.

La comprensione di queste lotte rende chiara la differenza tra maschile e femminile, una differenza che ha molto bisogno di essere ristabilita, oggi che molte donne sono mascolinizzate e molti uomini effeminati. Nell’arte sia moderna che classica,la luna ha rappresentato la Divinità della Donna, il principio femminile, così come il sole simbolizzava il principio maschile. Per l’uomo primitivo, per il poeta, per l’artista e per il sognatore di oggi, il sole è maschile e la luna è femminile.

Torniamo quindi nuovamente in una mente antica, all’antica differenziazione di maschio e femmina che nasce dalle profondità dell’inconscio,sotto forma di simboli  alla quale l’eterna realtà dell’Essere, regola il giorno della ragione,dell’intelletto e della piccola luce,che governa la notte dell’istinto e le oscure percezioni dell’intuitivo mondo interiore.

 

Ed in Antonella Bonaffini vi è tutto questo.

quadro Antonella donne imperfette

05/03/2015

Dott.ssa Federica Pasini (Critico e Storico D’Arte)

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Antonella Bonaffini: Dalle Tenebre della vita , alla luce del colore…by Pasquale Solano

6 febbraio 2014 alle ore 19.01

Dalla mia Residenza in San Nicola Arcella,(Cs) ,oggi Giovedì VI- II-MMXIV,alle ore XIX, per Grazia di Dio,  rendo noto, questo mio scritto, che ha il preciso scopo di illustrare il duplice talento, dell’Artista Messinese Antonella Bonaffini.

Oggi cari Amici Lettori, vorrei proporre alla vostra cortese attenzione, un’Artista che sta’ andando alla grande. Spesso la sua immagine, corredata dalla sua arte, è stata illustrata nelle testate giornalistiche d’importanti quotidiani a copertura nazionale. Quindi ci occuperemo della:
Pittrice-Poetessa  Antonella Bonaffini  da Messina

Non ci resta altro che conoscerla insieme:

Antonella Bonaffini  nasce a Messina il 29-08-1974 e trascorre la prima infanzia nella sua bella Città, che sovente, in età matura, ritornerà in molti suoi dipinti. L’artista conserverà per sempre la sua Sicilianità, serbando nel cuore, l’immagine, le tradizioni, il paesaggio della sua bella Isola. La sua formazione classica, viene arricchita dagli studi filosofici. Da sette anni Antonella Bonaffini, lavora nel terzo Gruppo Bancario più importante d’Italia. La tradizione ed il rispetto per la famiglia, rappresentano nel suo indice di vita, le basi essenziali, che si notano nel suo stile pittorico. Da tredici anni vive a Roma, la Città Eterna, che con la sua arte e la sua storia, stimola la sua fantasia artistica,  anche se molto stesso lei dichiara di sentirsi Romana ma solo d’adozione, come se l’Urbe, fosse una seconda Patria, nel rispetto di quel legame indissolubile che tuttavia la lega alla sua terra. Proprio nella Capitale, che tredici anni fa l’aveva accolta, purtroppo però accade qualcosa che cambierà la sua vita. Il Padre le viene prematuramente a mancare e questo lascerà nella sua giovane esistenza, un vuoto incolmabile. Seguirà a questo triste episodio, una forte riscoperta artistica, nella quale si rifugia, insieme alla sua grande fede, che riuscirà ancora una volta a sostenerla, grazie a quella formazione religiosa che sin dalla tenera età, l’aveva accompagnata. La vita deve continuare, non tutto deve finire ed uno spirito provato trova diletto nella pittura, un percorso che sembra voler ricercare i suoi passi sin dalla fanciullezza. I primi dipinti, che  rispecchiano il suo stato d’animo, offrono scenografie spente, quasi annullate, ma a queste seguiranno in un momento migliore, una carrellata di opere, che faranno interessare la grande critica nostrana, che riconoscerà presto in lei , un’allettante promessa pittorica. A volte, come spesso viene ricordato da un celebre detto, non tutto il male viene per nuocere, da tristi vicende, si può arrivare anche ad una magnifica rielaborazione del proprio status-vitae  e  da ciò che lo sguardo riesce a catturare, soffermandosi sul cambiamento radicale di prospettiva: siamo protesi a pensare, che anche alla giovane Artista Messinese sia accaduto questo, qualcosa che forse trova spiegazione nel bisogno di non soccombere, nella ricerca incessante di celebrare la vita, con tutte le sue sfumature. Dopo questo travagliato percorso, Antonella Bonaffini  finalmente si apre al pubblico, ottenendo un insperato successo da parte della critica alla quale si affiancheranno presto  i giornali. La “Bonaffini “, viene oggi riconosciuta come un’eccellente esponente del panorama artistico italiano.

Il suo talento però non include solo la Pittura, dato che le sue doti poetiche stanno facendo interessare e parlare molti intellettuali. Il suo nome, quasi in punta di piedi, circola ben presto nei più importanti e prestigiosi salotti letterari, distribuiti sul territorio nazionale. Qualcuno sostiene che le sue rime, partono direttamente dal cuore, per confluire, come in un magico viaggio, alla penna ed esser poi immortalate nel candore delle pagine. Noi sappiamo bene che molti Autori classici hanno scritto  meravigliose odi: Poeti che avevano spesso subito un dolore, che aveva condizionato la loro esistenza, come il Manzoni, che non ebbe mai una vera e propria famiglia, trascorrendo la sua infanzia in un collegio in Svizzera, oppure il Leopardi, che a motivo della sua statura e della malattia alla schiena, non coronò mai il suo sogno d’amore,con la sua agognata  Silvia. Con il Pascoli, la “ Bonaffini ”, hai in comune il lutto legato alla morte del Padre. Il Pascoli volle dedicare alla cavallina Storna dei versi memorabili, che ricordano, quando l’animale portava a spasso il Padre, Vittima di una morte accidentale in un precipizio. Per non parlare poi del Carducci , che nel “muto orto solingo” , rivede la pargoletta mano del figlio, venuto a mancare in tenera età,  nell’atto di cogliere  un frutto. Conserverà il suo ricordo per tutto l’arco della sua esistenza, che si concluderà a causa di una brutta  cirrosi epatica. Sono episodi questi, che lasciano una traccia indelebile, una profonda cicatrice, in quella diversa sensibilità presente in alcune persone, le quali, sono dotate di eccellenti doti spirituali, che riescono a far conoscere, tramite  gli scritti ma soprattutto con le opere d’arte. Antonella Bonaffini  è  da considerarsi un’artista completa e in un’assoluta semplicità, manifesta il  linguaggio della sua anima, su due discipline: la pittura e la letteratura. Quello che più mi piace di Lei, avendo visionata la sua galleria mediatica su facebook, sono i continui passaggi cromatici e di stile, con i quali si pronuncia; notiamo un accostamento all’ impressionismo di Renoir, che poi evolve nell’espressionismo di Van Gogh con il suo punto e virgola e quindi sfociare quasi nel pointillisme,  ovviamente ingrandendo la campitura dei singoli punti, formanti un elaborato mosaicismo. Dal linguaggio delle sue opere, traspare inevitabilmente la sua già menzionata sofferenza, anche se è palese il silenzioso tentativo di mimetizzare la situazione, adattando colori molto intensi, mascherati di passionalità nella loro amalgamazione e consistenza, tinte che quasi con orgoglio, sembrano riassumere i contorni di quell’antica e preziosa Sicilia. I soggetti principali delle sue opere sono i ritratti, i paesaggi, le nature morte ed i momenti di vita vissuta. Faccio altresì notare che lo stile di Antonella Bonaffini da Messina, si espande su diverse tecniche, dalla semplice pittura, al polimaterismo più collaudato, che  consiste nell’impiego di più materiali per la composizione di un’opera.

Sono io, che avendo notato la sua bravura, le ho proposto di esporre alla Mostra che accompagnerà la 64° edizione del Festival di Sanremo ed ora andiamo ad analizzare queste due realizzazioni pittoriche,con le quali l’artista parteciperà all’evento:

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 Antonella Bonaffini da Messina-“ Danza al chiar di luna  “- Olio su tela cm 60 x 50. 2013 –

Possiamo notare il movimento dei due soggetti principali, ossia le ballerine che danzano nella notte profonda, in un clima che profuma, arcanamente d’immenso, mentre uno spettacolare paesaggio notturno, con la luna come testimone, sembra accompagnare con il suo silenzio la danza. Quello che più attrae in questo dipinto, è la forma del vestito di scena, disposto a corolla, come se fosse un fiore, per cui intuiamo anche l’associazione delle cromie alla natura. I piccoli spazi indicativi, che offrono l’effetto quasi di una fluorescenza, in realtà, devono essere interpretati, come se fossero delle cromatiche note musicali, sul pentagramma di una misteriosa immensità, che in una perfetta effervescenza molto equilibrata, sembra danzare ed accompagnare il movimento delle ballerine. La natura circostante, con i suoi colori notturni, sembra festeggiare l’evento, anche se notiamo nella composizione delle “aggraziature”, introdotte con gentilezza, che con la loro disposizione asimmetrica, ci riportano ad uno stile ellenico ( Le Grechine) –  Il suolo sul quale avviene il ballo però è un sentiero,  paragonabile a quello della vita, con tutte le sue incognite biologiche. Le gambe,che fungono da stelo alle apparenti e sistematiche corolle, possiedono  una percepibile delicatezza cromatica, mentre nella ballerina di destra, quella con l’abito rosso, è facile intuire che una delle due  gambe, sia posta all’indietro e quindi non visibile. Attraverso la danza, si esprimono idee,emozioni, tendenze e credo che ogni movimento, racchiuda un silenzioso e sorprendente significato.

 

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Antonella Bonaffini da Messina “ L’incompresa “, – Olio su tela,cm 80 x 40 2913-

In una società egoista,come quell’ attuale,esistono Persone,che si sentono ferite, nella loro spontanea sensibilità. La civiltà dei consumi,ci impone determinate regole,che violate, isolano in una pressante condizione. La nostra Brava Autrice, si immedesima in questo contesto e la sagoma che notate sulla parte superiore dell’opera,non è altro che lei, cioè la vera – “ Incompresa “- A volte, a secondo delle negative vicissitudini, ci chiudiamo in noi stessi, in un mutismo assoluto, mentre in alcuni casi, riusciamo solo a percepire la voce, proveniente dall’anima. Da una parte, sempre nel dipinto, notiamo la potenza umana,con il suo progresso, espressa, con quei vertiginosi grattacieli,che allineati,impongono la loro mastodontica presenza,in quanto simbolo di quel potere che logora, mentre al centro, viene espressa la pochezza della condizione umana, con tutte le sue carenze,nel più totale isolamento psicologico. Tuttavia, una luce, disposta a raggiera, quasi come un’aureola, sembra irradiarsi dal capo del “ L’Incompresa “ rappresentando il filtro della giusta ragione, che offre un perfetto equilibrio alla condizione umana. Forse dovremmo retrocedere di un passo e accorgerci dell’evidente realtà- Conveniamo dunque che il dipinto, semplice nella forma,è saturo di un espressivo ed universale linguaggio. Basterebbe poco perché L’incompresa“fosse capita …. e noi insieme a Lei.

Antonella Bonaffini, ormai è risaputo, ha all’attivo diverse raccolte poetiche,alcune edite ed altre in fase di pubblicazione. Ho letto qualcosa di suo e mi sono perso in un delicatissimo labirinto di emozioni. Ogni argomento da lei affrontato,è motivo di profonda e naturale riflessione e credo che attualmente, siano pochi gli Autori in grado di far vibrare le corde dell’anima,pochi ci riescono come sa fare solo lei. Oltre ad aggiungere qualcosa alla nostra cultura, leggendo quanto i suoi scritti ci propongono,la “ Bonaffini “ci offre l’occasione di smarrirci in un sogno, guidati da una sottile voglia di ricerca letteraria diversificata. Vi propongo pertanto l’analisi di una sua poesia,una tra le tante, nella quale “Antonella”si auto descrive e questo sarà un valido motivo per conoscerla meglio:

ANTONELLA

Son solo
quel che vedi
una miscela di sapori alterni
su cui si adagiano pensieri …
coltivo limpidi cristalli
nel mio profondo mare
cerulee pietre inestimabili
che la ricchezza mai
potrà comprare. . .
io sono un fiume in piena
che una malinconia
invincibile e stratega
riesce spesso anche a piegare
io sono un piccolo ruscello
che scorre
inevitabilmente incerto…
senza trovare
un luogo
dove andare
son  solo
quel che vedi
tripudio
di profonde sensazioni
che addestrano pensieri
son foglia che il vento
potrà un di volere
innalzare
son lacrima scomposta
che nel dolore
si libera…
ma non si fa asciugare
son solo
quel che vedi
un’ anima in travaglio
che pur avendo mani
del suo minuto corpo
disconosce i piedi..
son spirito indomabile
che non si fa
addestrare
son punto
o strana virgola
che pause
chiamerà a gran voce..
li dove capirà
da sola
di non poter volare
 

Antonella Bonaffini  da Messina, si presenta al grande pubblico con questa sua auto-descrizione. Riesce a mettere a nudo la sua anima ed a trasmettere i suoi sentimenti, in un bioritmo, associato ad elementi fisici reali, come i limpidi cristalli, le pietre inestimabili, il fiume, il mare ed altro ancora. Però, il vero soggetto della sua bella lirica, è la nobiltà del suo Essere, che come pura essenza, si inabissa nei meandri della vita stessa, con le sue incognite, belle o brutte che siano. Una sorta di carta d’identità questa sua lirica, in una celebrazione elegante espressa con metafore che sembrano andare dritte al cuore. Senza falsi formalismi ed in tutta verità, il poeta comunica la sua semplicità  senza mai eccedere, mentre con la frase iniziale ”Son  solo  quel che vedi”, intende comunicare al Lettore, la sua reale immagine, il suo distacco dagli orpelli, la sensibilità legata al suo universo femminile. Dosa sapientemente i suoi versi associando agli stessi  degli aggettivi, volti a  valorizzare con straordinaria semplicità le rime, proprio come era nello stile della grande Alda Merini, che come lei, aveva purtroppo subito un’esperienza umana toccante.

 

Nei versi:

sono foglia che il vento
potrà un di voler
innalzare
son lacrima scomposta
che nel dolore
si libera…
ma non si fa asciugare

riscontriamo tutta quella fragilità, emulata con toni platonici. Non per questo è domabile la sua personalità, non per questo si protende all’ indecoroso compromesso di quest’autrice, pur non rinnegando quegli attimi di stasi, volti a dar vigore allo spirito.

son spirito indomabile
che non si fa
addestrare
son punto
o strana virgola…

 

Quindi cari Amici Lettori, leggendo tra le righe, siamo più che convinti che Antonella Bonaffini sia una donna, una donna dal temperamento forte, difficilmente succube, nonostante la vita e tutti i dolori che questa sembra abbia voluto inaspettatamente riservarle. Finalizzando la nostra recensione, siamo più che soddisfatti di esserci occupati di lei e di avere preso visione della sua duplice passione, un’Artista  la Bonaffini  di cui sono certo, si occuperanno in futuro altri validi Critici ed Intellettuali e probabilmente da lassù, sarà felice e fiero anche il suo adorato Padre, dalla cui assenza, la diversa sensibilità della pittrice trae forte ispirazione, per esser Genitore di una delle più rappresentative promesse del panorama artistico italiano.

 

Pasquale Solano

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INAUGURAZIONE MOSTRA PITTORICA DI ANTONELLA BONAFFINI IN “DI UN INSOLITO COLORE” – Dal 5 all’8 dicembre 2011 – FAGNANO CASTELLO (CS)

Raffaella Buccieri, critica d’arte, ha così commentato: “Antonella Bonaffini conferisce forma, nelle proprie opere, ai “luoghi” dell’interiorità, del vissuto. Attraverso una modulazione del colore, che diventa assoluto protagonista, la pittrice, lascia che il pensiero, il sentimento, l’onirico, si modulino in morfologie e cromie che fanno riscoprire aspetti inediti di piccole e grandi cose della quotidianità, come la delicatezze dei fiori multicolori, il mistero che suscita una viuzza che si disperde tra gli alberi, il mare calmo e introspettivo sul quale si intravedono le vele portate via da Zefiro. La Bonaffini, che dichiara di dipingere durante le ore notturne, attraverso il suo modus operandi, riporta sulla tela, un’espressività che sembra fatta apposta per illuminare l’oscurità. L’intreccio di cromie, ora vivaci e corroboranti, ora più pacate e sfumate e le forme che da esse prendono vita, creano sulla tela un’euritmica danza che nasce dall’esigenza di rielaborare le cose del mondo con uno sguardo nuovo e più profondo. Le opere della Bonaffini – come precisa la critica d’arte Raffaella Buccieri – meritano di essere ammirate per la capacità di una giovane artista contemporanea di raccontarsi attraverso una declinazione cromatica assai particolare ed intensa che diviene fautrice di forma unica e singolare, nonché sentore di una creatività vivace ed eclettica

 

Link di riferimento:

 

Amedit magazine

Versione on line della rivista Amedit-Amici del Mediterraneo, trimestrale di Storia, Arte, Cultura, Costume, Società.

http://amedit.wordpress.com/2011/11/29/fagnano-castello-cs-daniela-pacelli-e-antonella-bonaffini-in-di-un-insolito-colore/

APPRODOnews.it

http://www.approdonews.it/index.php/ambiente-e-agricoltura/44-cultura/11596-fagnano-castello-ospita-qtra-arte-e-poesiaq.html

UnDO.Net

http://www.undo.net/it/evento/130721

NotiziariOnline

http://www.notiziarionline.com/2011/12/02/%E2%80%9Ctra-arte-e-poesia%E2%80%9D-a-fagnano-castello-cosenza-il-connubio-fra-immagini-e-parole/

il Tacco di Bacco

http://iltaccodibacco.it/puglia/eventi/50321.html

CN24TV

http://www.cn24tv.it/news/37181/fagnano-castello-di-un-insolito-colore.html

MEDITERRANEWS

http://mediterranews.org/2011/12/di-un-insolito-colore-vernissage-dellartista-antonella-bonaffini/

NTACALABRIA

http://www.ntacalabria.it/64085/fagnano-castello-cs-inaugurata-la-mostra-di-antonella-bonaffini-di-un-insolito-colore/

LIBERO 24X7

http://247.libero.it/rfocus/13651876/0/fagnano-castello-inaugurata-la-mostra-di-antonella-bonaffini-di-un-insolito-colore/

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